 Il nome di Nina Zilli circola (almeno per il grande pubblico) dall'anno passato, quando il singolo 50mila cantato in duetto con Giuliano Palma riportò le nostre radio indietro di una quarantina d'anni.
Sì, perché stile e sonorità abbracciati da questa ragazza sono totalmente marchiati sixties: i testi, gli strumenti adoperati e le atmosfere sono quelle care a Mina e colleghe (prima di gridare ad una nuova Amy Winehouse, sarebbe bene guardare dove quest'ultima peschi a sua volta).
Il percorso formativo di Maria Chiara Fraschetta non è limitato al territorio nazionale, qualche anno negli USA ed una forte propensione per il soul ne hanno influenzato le preferenze fino a farle adottare lo stesso nome scelto ai tempi da Eunice Waymon, che decise di farsi conoscere come Nina Simone.
La voglia di far rivivere i fasti della nostra canzone di una volta è evidente anche in L'uomo che amava le donne, il brano che la cantautrice piacentina ha presentato al recente Festival di Sanremo nella categoria Nuova Generazione; musica, gorgheggi e perfino pronuncia rimandano immediatamente a successi datati, Nina Zilli ci mette di suo doti vocali sicure e una grande passione.
La canzone tratta di un uomo innamorato non di una donna, ma delle donne tutte: il parlarne al passato può riferirsi ad un allontanamento ma anche alla morte del playboy, circostanza immaginata da François Truffaut per il suo film del 1977 al quale per l'occasione è stato preso in prestito il titolo.
Fra i trofei ottenuti dalla canzone spiccano il Premio della Critica ed il terzo posto nella graduatoria finale.
|